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giovedì 23 maggio 2013

La Basilica.. La musica sacra nel Rinascimento



1-Il Cinquecento è il periodo della massima espansione territoriale di Venezia che controlla ora tutti i traffici con l'Oriente. Un secolo luminoso nella vita della Repubblica, testimoniato da una straordinaria fioritura artistica.
2-Nella ricca Repubblica veneziana le arti, e fra esse la musica, hanno il compito di rappresentare lo splendore del doge, del governo che egli impersona e dell'intera città. 
3-La processione della reliquia del santo patrono in piazza S. Marco è uno degli eventi più importanti e solenni della vita di Venezia. Tutti i cittadini vi partecipano. Festeggiamenti religiosi e profani si alternano, occupando l'intero arco della giornata. 
4-Dentro S. Marco esistono due organi, uno di fronte all'altro, presso i quali si sistemano due cori.
5- La cappella musicale esistente presso S.Marco è davvero ricca e importante: essa comprende due organisti, trenta cantori rinomati per la loro bravura e il gruppo degli archi e dei fiati cui si aggiungono, nelle occasioni importanti, i suonatori di tamburo e i famosi sei trombettieri del doge. 
6-Sei suonatori di trombe d'argento precedono il doge in tutte le cerimonie, civili, e religiose, per annunciarne l'arrivo. 
7-Il maestro della cappella di S.Marco ha il compito di partecipare a tutte le cerimonie, religiose e civili e di comporre musica sacra e profana. Una musica che rispecchia il fasto e la gioia di vivere della Repubblica veneta.
                                                   VENEZIA E LA MUSICA


A Venezia le cerimonie sacre cominciano in piazza San Marco, centro della vita civile e religiosa: come avete scoperto ascoltando i brani in apertura di unità, i cittadini vi arrivano richiamati dal suono delle campane. Tamburi e trombe annunciano l'arrivo del doge e il suo ingresso nella basilica. Gli strumenti sono parte essenziale anche della musica eseguita durante la celebrazione della Messa: l'organo sottolinea il passaggio fra i diversi momenti del rito e, insieme agli archi e ai fiati, accompagna il coro che canta il Gloria, creando un'atmosfera brillante e sfarzosa. L'ultima parte del Gloria presenta addirittura un insolito metro ternario che, con il suo andamento danzante, invita alla festa e alla gioia. La musica sacra composta dai maestri veneziani del Cinquecento, come Andrea Gabrieli e suo nipote Giovanni è polifonica, cioè cantata da più voci che eseguono contemporaneamente melodie diverse. I giochi di botta e risposta fra le varie voci danno vita a una musica solenne e festosa, che ben si addice a una Repubblica ricca e indipendente, che difende gelosamente la propria gioia di vivere e la propria autonomia.
                                         
                                                    ROMA NEL CINQUECENTO


Potenza economica di tutto rispetto, la Chiesa governa nel Cinquecento su campagne e città e tratta alla pari con i sovrani delle altre nazioni. Molti pittori, scultori, architetti e musicisti giungono a Roma da tutte le parti d'Italia, attratti da una grande richiesta di artisti. L'arte che qui si crea è austera e solenne, adatta a celebrare la magnificenza di un Dio potente, padrone dei destini di ciascuno e superiore a ogni umana debolezza. 
   
                                                      LA SCUOLA ROMANA

Strettamente legata alla liturgia priva di accompagnamento musicale e polifonica: queste sono le caratteristiche più evidenti della musica sacra che si esegue a Roma nel Cinquecento. Al contrario di quella veneziana, la musica sacra romana e del tutto diversa da quella profana. La Chiesa romana ha infatti già da tempo separato il clero dai laici, i sacerdoti dai fedeli: diverse le funzioni, il ruolo, le abitudini di vita e la partecipazione alla vita religiosa. Durante la Messa un coro specializzato interviene in pochi momenti precisi. I compositori al servizio della Chiesa hanno il compito di rendere solenne e maestoso il rito religioso: la polifonia si complica e le voci (sono sei nel brano di Palestrina)  danno vita a un intreccio affascinante ma difficile da seguire; il testo, cantato in latino secondo l'uso della Chiesa è spesso del tutto incomprensibile. D'altronde già da qualche secolo si sono affermate le lingue volgari e il latino è una lingua sconosciuta alla popolazione.

giovedì 17 gennaio 2013

Usi e funzioni della musica nell'età barocca


La musica nell'epoca barocca


Il termine musica barocca indica una categorizzazione della musica composta nel XVII secolo e nella prima metà del XVIII secolo, che la fa corrispondere alla diffusione del barocco nell'arte.
Probabilmente, il primo a utilizzare il termine barocco per indicare un particolare periodo della produzione artistica con caratteristiche omogenee fu Jacob Burckhardt nel suo Il Cicerone (1855), dove è intitolato Stile barocco un capitolo dedicato all'arte post-michelangiolesca, che ne rimarca gli aspetti di decadenza rispetto al Rinascimento; in seguito, Heinrich Wölfflin in Rinascimento e Barocco (1888) riprese il termine in senso positivo e propose anche di allargare il suo uso alla letteratura ed alla musica. Fu il musicologo Curt Sachs nel 1919 a riprendere le tesi di Wölfflin sull'arte barocca ed applicandole in maniera sistematica alla musica : egli vedeva in alcune caratteristiche specifiche dello stile musicale (ad esempio, l'uso dell'ornamentazione e della variazione della melodia, oppure la scrittura monodica con basso continuo) la trasposizione delle novità stilistiche della pittura.
Questo genere si sviluppa a fianco di composizioni che ancora rientrano completamente nell'orizzonte stilistico tardo-rinascimentale – a volte i due stili coesistono nell'ambito della produzione dello stesso compositore – pertanto non è possibile stabilire una data precisa di inizio del periodo barocco in musica così come, con analoghe considerazioni, non si può stabilire una data per la sua conclusione.
Il concetto di musica barocca è generalmente accettato ed utilizzato, ma rimane controverso: molti musicologi, fra cui Manfred Bukofzer nel saggio The music in the baroque era (1947), contestano questa definizione sostenendo, non senza buoni argomenti, che sia illogico unire sotto un'unica etichetta un secolo e mezzo di produzione ed evoluzione musicale che ha fatto della varietà e della differenza il proprio programma estetico.

giovedì 4 ottobre 2012

Strumenti di diffusione della musica


Mangiadischi


Disco a 45 giri


Giradischi


Grammofono



















































Musica rinascimentale

Il termine “musica rinascimentale” definisce la musica colta, composta in Europa tra il XV e XVI secolo.
Nel Rinascimento, mentre giunge a maturità la polifonia vocale, si intensificano i processi che porteranno alla definitiva affermazione della musica strumentale come espressione artistica autonoma. Lo sviluppo della polifonia determina il nascere di nuovi strumenti in grado di accordarsi ai vari, definiti, registri vocali.
Il liuto, con le varianti arciliuto, tiorba, chitarrone, domina incontrastato nelle corti; nuovi strumenti vengono costruiti applicando una tastiera al salterio: il cembalo, il virginale, il clavicordo.
In questo periodo si affermano la Frottola, il Madrigale, il Mottetto e la Messa.
La Frottola è una composizione di genere popolaresco, di solito a quattro voci; nata in piazza e fiorita nelle corti italiane, si evolve nel Madrigale polifonico, una forma più artistica, basata su testi di autorevoli poeti e rispettosa della metrica. Tra i più grandi madrigalisti italiani dobbiamo, assolutamente, ricordare Gesualdo da Venosa e Claudio Monteverdi. Il Mottetto, in origine di carattere profano, diventa di genere religioso quando i polifonisti attingono a testi biblici o evangelici. La Messa polifonica è una forma musicale di ampio respiro; comprende tutte le parti della liturgia in lingua latina, l’esecuzione è vocale ed è denominata “a cappella” facendo riferimento alla sede in cui si disponevano i cantori.
Le musiche sono generalmente composte per quattro voci, soprano, alto, tenore, basso e sono eseguite da complessi vocali con o senza accompagnamento; iniziano a formarsi anche complessi solo strumentali organizzati per “famiglia” (fiati, archi). La nascente musica strumentale, che dalla polifonia vocale assimila la struttura, acquisisce dai movimenti della danza i contenuti ritmici e dinamici che le consentono di potersi proporre e affermazione come espressione artistica a sé stante. I vari ritmi lenti e veloci che si alternano nelle composizioni musicali danno poi il nome ai movimenti che noi conosciamo come Suite, Partita e Sonata.
L’avvento della stampa rappresenta un formidabile propellente per la divulgazione e la conoscenza della musica; nascono trattati musicali, raccolte monografiche e antologiche, metodi didattici.
Nel 1511, a Basilea, si pubblica l’opera del monaco Sebastian Virdung “Musica getusch und angezogen”, che descrive gli strumenti dell’epoca e li classifica in base al modo di riprodurre i suoni. Un altro importante trattato è “Musica instrumentalis deudsch” di Martin Agricola, pubblicato nel 1529. Ricordiamo ancora il “Fronimo” di Vincenzo Galilei, pubblicato nel 1568 per lo studio del liuto. È notevole, poi, l’importanza dell’opera di Michael Praetorius: “Sintagma Musicum”, un trattato in tre volumi destinato soprattutto ai musicisti ed ai costruttori di strumenti musicali; caratteristica unica di quest’opera è il supplemento “Theatrum instrumentorum seu Sciagraphia”, dedicato alla raffigurazione degli strumenti musicali attraverso una serie di accuratissime xilografie.
Nel Rinascimento, la musica profana è soprattutto musica di corte. Spicca in questo periodo la figura del mecenate. Il “signore” ospita e mantiene alla sua corte letterati, musicisti, pittori per tenere alto il prestigio della casata. Le corte dei Medici, dei Visconti, degli Estensi, dei Gonzaga e dei Montefeltro sono centri di esecuzione musicale e diventano punto di riferimento per tutti i musicisti d’Europa. È il periodo delle “Accademie” che, sotto nomi diversi, riuniscono scienziati e artisti. Giova mettere in evidenza la “Camerata de’ Bardi” o “Camerata Fiorentina”: da essa trae origine una nuova forma di rappresentazione teatrale, il “recitar cantando”. I versi del poeta Ottavio Rinucci sono messi in musica da Jacopo Peri e Giulio Caccini: è questo il primo germe del teatro musicale moderno.
La musica sacra trova i massimi riferimenti nelle sedi di Roma e Venezia. Alla Scuola Romana sono legati musicisti della Santa Sede e della Cappella musicale pontificia; lo stile riflette ancora la tradizione gregoriana e vede in Giovanni Pierluigi da Palestrina il suo più grande e significativo rappresentante. La Scuola Veneziana, sorta presso la Basilica di San Marco, instaura uno stile innovativo con l’apporto di musicisti fiamminghi e veneziani. Adriano Willaert, ma soprattutto Andrea e Giovanni Gabrieli, zio e nipote, adottano la tecnica dei “cori battenti” (disposizione contrapposta e sovrapposta di voci) per creare effetti sonori di grande solennità.
Alla fine del 1500, mentre stiamo per entrare nel periodo barocco, il trattato “De Institutioni Harmonicae” del veneziano Gioseffo Zarlino, codifica in  maniera definitiva le regole dell’armonia con la suddivisione dell’ottava in intervalli di dodici toni; un sistema basato su scale di maggiore e minore che è alla base del moderno sistema musicale.

mercoledì 26 settembre 2012

La musica sacra nel Rinascimento


La musica rinascimentale è la musica classica composta in Europa nel corso del Rinascimento, approssimativamente quindi tra il Quattrocento e il Cinquecento.

Gli inizi : 1450 - 1467

I rivolgimenti economici e sociali del XV secolo soprattutto la guerra dei cent'anni e lo sviluppo dei traffici nel nord Europa diminuirono l'importanza della Francia e diedero impulso allo sviluppo delle arti in generale e della musica in particolare nelle regioni della Fiandra e della Borgogna. La scuola che si sviluppò, finanziata nelle scuole delle cattedrali dalla borghesia benestante, prese il nome di scuola franco fiamminga e innovò grandemente le preesistenti forme della messa, del mottetto e della chanson. Ponendo le consonanze per terze (ancora oggi familiari all'orecchio occidentale) e la forma imitativa del canone alla base delle loro procedure compositive, i fiamminghi (tra cui ricordiamo il fondatore Guillaume Dufay e il grande Josquin Des Prez) rivoluzionarono la pratica della polifonia ereditata dall'Ars nova e dall'Ars antiqua. Il lavoro di questi compositori poneva le basi per lo sviluppo di quella che sarebbe stata la teoria dell'armonia.
Verso la fine del Quattrocento, la musica sacra polifonica era divenuta molto complessa, come attestano i lavori di Johannes Ockeghem e Jacob Obrecht in una maniera che riflette con analogie affascinanti la pittura dello stesso periodo.
Sempre all'inizio del Cinquecento gli eccessi della scuola fiamminga nel secolo precedente provocarono una reazione e una nuova tendenza alla semplificazione, come si può vedere nell'opera di Josquin Des Prez e dei suoi contemporanei fiamminghi e, più tardi, nell'opera di Giovanni Pierluigi da Palestrina, che era, in parte, spinta dalle limitazioni imposte alla musica sacra dal Concilio di Trento che scoraggiava l'eccessiva complessità. Le complessità dei canoni quattrocenteschi furono progressivamente abbandonate dai fiamminghi in favore dell'imitazione a due e tre voci (fino ad arrivare a sei voci reali) e con l'inserimento di sezioni in omofonia che sottolineavano i punti salienti della composizione. Palestrina, dal canto suo, produsse composizioni in cui un contrappunto fluido alternava fittamente consonanze e dissonanze con un suggestivo effetto di sospensione. La transizione ad un tactus di due semibrevi per breve era a questo punto quasi definitiva e il tre su uno veniva riservato ad effetti speciali volti a sottolineare momenti di tensione - l'esatto opposto della tecnica prevalente cent'anni prima.
Alla fine del secolo, con il trattato "De Institutioni Harmonicae" del compositore e teorico musicale italiano Gioseffo Zarlino (1589) si definiscono finalmente in modo completo ed esauriente le leggi dell'armonia (e quindi della polifonia). Nasce da qui la definizione dei due modi cardine della musica moderna: i modi maggiore e minore.